STORIA DEL TERRITORIO
Periodo dell'antica Roma
Prima ancora del periodo imperiale, nel territorio tra Monterotondo, Mentana e le colline della Marcigliana sorgevano le cittadine di Eretum, Nomentum e Crustumerium. Quella era una delle zone più ricche, strategiche e animate di tutta la penisola. Questo distretto, situato nella fertile valle del Tevere, era il vero “motore” che sosteneva e riforniva la vicina capitale, sfruttando anche la navigabilità del fiume Tevere. In quella zona vivevano i Sabini che, per approvvigionarsi del sale, si recavano al mare Adriatico. Dopo la conquista della Sabina, i Romani potenziarono la viabilità costruendo la Via Salaria, che prende appunto il nome dal sale.
La Via Salaria correva (e corre tuttora) molto vicina al letto del fiume Tevere. In inverno o durante i periodi di grandi piogge, il fiume esondava frequentemente, allagando la pianura e rendendo la Salaria completamente fangosa e impossibile da percorrere. Per questo motivo, la Via Nomentana fungeva a tutti gli effetti da “variante alta” e asciutta. A differenza della Salaria, la Nomentana si sviluppava più all’interno, seguendo i dorsali delle colline (passando per Nomentum) ed era al sicuro dalle alluvioni. Una volta superata la zona critica delle anse del Tevere, la via Nomentana-Eretum si ricongiungeva alla Via Salaria proprio nei pressi di Eretum (subito dopo Monterotondo). Il territorio era quindi una zona di passaggio fondamentale, attraversato da una rete di strade affollate da mercanti, soldati e viaggiatori.
Nei pressi di Tor Mancina (Monterotondo) c’è un’area archeologica con un tratto della strada romana Nomentum-Eretum. Il basolato in pietra è conservato così bene che si vedono ancora i solchi lasciati dalle ruote dei carri romani!
I corredi funerari, i vasi, le armi e i gioielli d’oro ritrovati durante gli scavi sono custoditi a Monterotondo nel Museo Archeologico e Multimediale.
L’area archeologica apre regolarmente al pubblico con visite guidate gratuite (solitamente la prima o la seconda domenica del mese). Le visite sono curate dagli esperti dell’Archeoclub d’Italia, sede Mentana-Monterotondo.
In quelle zone si produceva grano, olio d’oliva e soprattutto un vino prelibato molto apprezzato a Roma. Poeti famosi come Marziale e ricchi aristocratici romani possedevano casa in queste colline per sfuggire al caos della capitale, costruendovi delle ville rustiche e splendide case di campagna.
ERETUM
Eretum era l’antichissima città sabina che, secondo i racconti storici, sorgeva proprio nel territorio di Monterotondo. Questa antica e ricca città, citata persino dal poeta Virgilio nell’Eneide, sorgeva in una posizione panoramica spettacolare lungo la valle del Tevere.
NOMENTUM
A un passo da Monterotondo sorgeva Nomentum, una delle città più rilevanti della Sabina tiberina e del Latium vetus. Citata persino dal poeta Virgilio nell’Eneide, questa località visse secoli di grande splendore prima di essere conquistata dai Romani.
CRUSTUMERIUM
A pochissimi chilometri da Monterotondo si nasconde uno dei segreti archeologici più importanti del Lazio: l’antica città latina di Crustumerium. Questo centro fiorì tra l’XI e il VI secolo a.C., diventando una ricca e popolosa città prima ancora che Roma diventasse la potenza che tutti conosciamo.
Gli storici raccontano che fu proprio una delle città latine protagoniste del celebre episodio del Ratto delle Sabine. L’area non è aperta al pubblico.
La Via Francigena
La Via Francigena si sviluppò intorno all’XI secolo, quando la rinascita dei commerci internazionali rese essenziale il potenziamento della viabilità. La strada divenne presto il principale asse di collegamento tra il Nord e il Sud dell’Europa, unendo le ricche regioni delle Fiandre e dello Champagne con l’Italia settentrionale. Lungo questo tracciato transitavano regolarmente mercanti, viandanti ed eserciti. Il termine Francigena significa letteralmente “strada originata dalla Francia”, proprio perché la maggior parte dei viandanti proveniva da quei territori.
Nello stesso periodo, l’Europa era pervasa dal richiamo dei papi alla cristianità in difesa di Gerusalemme: era l’epoca delle Crociate. La Via Francigena si trasformò così nel percorso d’elezione per i pellegrini che, provenienti dal Nord, scendevano verso Roma. Molti di loro proseguivano poi lungo la Via Appia verso il porto di Brindisi, dove s’imbarcavano per la Terra Santa.
In seguito alla morte di San Francesco e all’istituzione dell’ordine dei Francescani, una parte dei devoti iniziò a deviare dal percorso principale per recarsi in preghiera presso la tomba del Santo, ad Assisi, prima di riprendere il cammino verso Roma. Nacque così la Via di Francesco, una celebre variante della Via Francigena che attraversa anche la città di Monterotondo. La Via di Francesco – Il percorso, frequentato ancora oggi da gruppi di pellegrini, inizia presso il Convento dei Frati Cappuccini di Monterotondo. Da qui si snoda per circa 18 chilometri lungo strade comunali e sentieri sterrati, attraversando la suggestiva campagna romana. Il paesaggio, costellato di antichi casali e torri medievali, coincide con l’area in cui sorgeva l’arcaica città latina di Crustumerium. Camminando immersi nella natura della Riserva Naturale della Marcigliana, è possibile scorgere in lontananza la cupola di San Pietro, che accompagna i passi dei viandanti fino all’ingresso nell’area urbana di Roma, nel quartiere di Montesacro.
Il periodo Medievale
Originariamente, quando il paese ancora non esisteva, uno dei primi insediamenti fu una torre di avvistamento, costruita quando il territorio era sotto il controllo dei Monaci di San Paolo di Roma. In seguito, nel 1081, il territorio passò sotto la protezione del Monastero di Farfa.
I primi documenti che citano una località denominata Campum Rotundum o Mons Rotundum risalgono all’anno 1012. Intorno al 1152 apparirà la denominazione di mons rotundus e, dopo che la fortezza si era trasformata in castello, troviamo nei documenti il nome di Castrum Rotundu.
Il borgo medievale di Monterotondo è nato e si è sviluppato seguendo un classico modello di incastellamento. La rocca, costruita sul punto più alto e panoramico della collina, ha funzionato come un potentissimo magnete. Le persone della zona decisero di abbandonare le campagne circostanti per trasferirsi a ridosso della fortezza. In questo modo potevano godere della protezione militare offerta dalle mura e dai soldati. Le case sorsero una attaccata all’altra, creando un labirinto di vicoli stretti, ripide scalinate e passaggi sotterranei progettati appositamente per difendersi e confondere i nemici.
La fortezza passò ufficialmente nelle mani della famiglia Orsini nel 1286, a seguito della spartizione dei beni del potente nobile Matteo Rosso Orsini tra i suoi figli. Fu Rinaldo Orsini a ricevere formalmente la signoria di Monterotondo. Rinaldo diede inizio al ramo familiare degli “Orsini di Monterotondo” e avviò i primi lavori per espandere la rocca medievale intorno al mastio centrale.
Il legame con questa dinastia ha regalato a Monterotondo un posto d’onore nella grande storia d’Italia. Tra le mura di questo castello e nel feudo circostante è cresciuta una delle figure femminili più affascinanti del Quattrocento: Clarice Orsini (nata attorno al 1450), figlia di Jacopo Orsini, signore di Monterotondo. Grazie all’immenso potere della sua famiglia e ai legami con il Papa, Clarice fu scelta per un matrimonio che cambiò la storia della cultura europea. Nel 1469, la nobile fanciulla andò in sposa a Lorenzo il Magnifico, diventando la consorte del signore di Firenze e la donna più importante del Rinascimento italiano. Clarice portò a Firenze la cultura, l’educazione e la fierezza tipiche della sua terra d’origine, e diede alla luce sette figli, tra cui il futuro Papa Leone X.
Ogni anno a Monterotondo si celebra la figura di Clarice Orsini con un apposito evento chiamato I Fasti d’Autunno. Si tratta di una grande rievocazione storica in costume d’epoca. Ricostruisce la vita della famiglia Orsini tra il XV e il XVI secolo. L’evento mette in scena il matrimonio tra Clarice e Lorenzo il Magnifico.
La rocca ha cambiato proprietari diverse volte dopo gli Orsini. A causa di gravi problemi finanziari, la famiglia Orsini fu costretta a vendere il feudo e il castello nel 1626. Da quel momento, la struttura è passata nelle mani di altre importanti famiglie nobili.
I Barberini (1626): Furono loro a comprare il castello. Sotto la spinta di Papa Urbano VIII (che era un Barberini), trasformarono definitivamente l’austera fortezza medievale in una monumentale residenza ducale barocca. Oggi, infatti, l’edificio è storicamente conosciuto anche come Palazzo Orsini-Barberini.
I Marchesi Del Grillo (1727): La proprietà passò nel 1727 a questa ricca famiglia originaria di Genova, sotto la quale il palazzo subì solo pochi miglioramenti.
I Boncompagni-Ludovisi (1814): Furono gli ultimi proprietari privati del castello. Lo utilizzarono principalmente come un’elegante residenza di campagna per le loro vacanze.
Infine, nel 1890, il Comune di Monterotondo acquistò definitivamente l’intero palazzo. Smise così di essere una proprietà privata dei nobili, diventando la sede degli uffici comunali e ospitando le preziose collezioni del museo archeologico.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, a partire dal 1940, Palazzo Orsini fu scelto e confiscato per diventare la sede clandestina dello Stato Maggiore del Regio Esercito Italiano (SMRE). La struttura cambiò nome in codice e divenne ufficialmente il “Comando Supremo – Posto Avanzato”.
A causa della presenza dello Stato Maggiore, Monterotondo divenne il teatro di uno scontro militare violentissimo subito dopo l’annuncio dell’Armistizio di Cassibile (l’8 settembre 1943). All’alba del 9 settembre, l’esercito tedesco decise di sferrare un attacco per catturare i generali italiani. Un reparto speciale di paracadutisti d’élite tedeschi decollò da Pratica di Mare e si lanciò nei cieli sopra Monterotondo.
I paracadutisti tedeschi presero d’assalto Palazzo Orsini. Ad aspettarli, però, trovarono pochi soldati italiani in quanto lo Stato Maggiore aveva già abbandonato quella sede la sera precedente. Nonostante ciò, i soldati rimasti, i carabinieri e molti cittadini civili di Monterotondo imbracciarono le armi e combatterono con coraggio per difendere la propria città.
Garibaldi
Nell’ottobre del 1867, Giuseppe Garibaldi scelse Monterotondo come quartier generale per la sua campagna militare più ambiziosa: la spedizione per liberare Roma dal dominio del Papa e annetterla al neonato Regno d’Italia.
L’evento è rimasto impresso nella memoria locale come la storica Battaglia di Monterotondo, un epico scontro che vide i volontari garibaldini combattere contro l’esercito dello Stato Pontificio.
All’alba del 25 ottobre, Garibaldi guidò circa 4.700 camicie rosse all’assalto del borgo di Monterotondo, che era presidiato dalle truppe pontificie (i papalini) barricate all’interno delle mura.
I garibaldini trovarono una fortissima resistenza a Porta Romana (quella che oggi si chiama proprio Porta Garibaldi –foto a lato). Non avendo cannoni a disposizione, i volontari dovettero incendiare il grande portone di legno della città per potersi aprire un varco.
Una volta entrati nel borgo, i combattimenti proseguirono corpo a corpo tra i vicoli del centro storico. Le truppe papaline rimaste si asserragliarono dentro Palazzo Orsini. Solo il giorno dopo, il 26 ottobre, dopo un lungo assedio, il comandante pontificio firmò la resa nelle mani di Garibaldi.
Nonostante la vittoria a Monterotondo, l’impresa di Garibaldi si interruppe pochi giorni dopo, il 3 novembre, con la dolorosa sconfitta nella vicina Battaglia di Mentana contro le truppe francesi armate con i modernissimi fucili Chassepot.

